I meccanismi delle interazioni sociali tra gatti e proprietari

Una mini-review svizzera pubblicata su Frontiers in Veterinary Science riassume ciò che attualmente è noto, da studi osservazionali quantitativi, sulle interazioni sociali tra gatti domestici e umani.

Pubblicato il
, diSusanna Trave

Dennis Turner, dell’Università di Zurigo, fa il punto sulle attuali conoscenze riguardo ai meccanismi che determinano i rapporti tra gatti e Uomo, partendo dal presupposto che gli animali studiati fossero stati socializzati con le persone da cuccioli. È stato infatti dimostrato che l’inizio delle interazioni sociali tra felini domestici e umani influenza sia la durata delle interazione, sia il tempo totale di interazione nella relazione

L’autore ha preso in considerazione i risultati di studi osservazionali quantitativi includendo alcune ipotesi ancora da verificare e alcune combinazioni dei dati osservati con valutazioni soggettive del carattere degli animali e dei tratti della personalità del proprietario, raccolte in modo indipendente, per aiutare a interpretare i dati emersi. 

Socializzazione e altri fattori

Diversi studi hanno determinato che la fase sensibile dei gattini per la socializzazione con l’uomo è durante la seconda metà della loro settima settimana di vita.  

I piccoli maneggiati frequentemente dagli umani durante tale periodo diventano amichevoli e fiduciosi nei confronti delle persone e rimangono tali per tutta la vita. Per un gatto ben socializzato da cucciolo ci vogliono molte esperienze negative con altre persone per diffidare di tali contatti e pochissime esperienze positive con un nuovo proprietario per diventare amichevole e fiducioso, cosicché impiegherà solo 1-2 settimane per adattarsi a un nuovo proprietario, con enormi implicazioni per il benessere dei gatti.

Sebbene lo stato di socializzazione originale con le persone sia di fondamentale importanza per le future relazioni uomo-gatto, è stato dimostrato che anche altri parametri influenzano l’avvio di una nuova relazione: presenza e comportamento della madre; curiosità del cucciolo; essere accarezzato; essere nutrito.

È stato inoltre riportato un effetto del padre sui modelli comportamentali dei gattini associato a ciò che si potrebbe chiamare “amicizia con gli umani” e, visto che i maschi di gatto non hanno nulla a che fare con l’allevamento dei loro cuccioli, questo effetto sembra essere genetico, probabilmente legato all’“audacia” dei gattini che, a sua volta, aumenta o diminuisce il loro comportamento esplorativo e le modalità di contatto con nuovi umani.

Elementi che influenzano la relazione uomo-gatto

È stato dimostrato che la struttura dell’interazione diadica uomo-gatto differisce tra donne e uomini e tra adulti più anziani e più giovani: sebbene i gatti non preferiscano spontaneamente una coorte di persone per genere o età, gli umani in quelle coorti si comportano in modo diverso con i gatti, facendo sì che questi ultimi reagiscono in modo differente. Inoltre, i gatti, con il loro comportamento, ma anche con la sola presenza, possono influenzare gli stati d’animo umani e le differenze di umore hanno dimostrato di influenzare il comportamento dei gatti

Anche il rispetto dei “desideri” interazionali del partner è correlato positivamente tra i gatti e gli umani su tutte le diadi uomo-gatto esaminate

Infine, sono state riscontrate differenze tra le interazioni con gatti di razza e non di razza e tra gatti più giovani e più anziani.

Vediamoli nel dettaglio. 

La comunicazione tra gatti e con gli umani

La comunicazione visiva, olfattiva e uditiva gatto-gatto è stata abbastanza ben decifrata ed è stato accertato che i gatti usano spesso alcuni degli stessi segnali quando interagiscono con le persone, e che queste sono in grado di percepirle. Per esempio, quando il gatto si avvicina a un altro gatto familiare o saluta i padrone dopo una breve assenza, alza la coda in posizione verticale. Per attirare l’attenzione del partner umano si struscia sulle sue gambe e, come con gli altri gatti che conosce bene, strofina la fronte sulla fronte.

Anche il lento ammiccamento del gatto, indicatore di rilassamento, viene usato nella comunicazione interspecie, e quando persone precedentemente sconosciute iniziano a sbattere le palpebre lentamente, i gatti tendono ad avvicinarsi a loro più spesso.

La comunicazione uditiva dei gatti è stata e continua ad essere esaminata, più recentemente utilizzando analisi fonetiche delle vocalizzazioni da gatto a uomo. È generalmente noto che i gatti vocalizzano più frequentemente con i loro compagni umani che con altri gatti e sembra che i miagolii siano vocalizzazioni di ricerca di attenzione in situazioni interspecifiche e che vengono emesse con un tono più alto rispetto ai gatti selvatici.

I gatti modificano anche le loro fusa quando sollecitano attivamente il cibo (valutatori umani le percepiscono come più urgenti e meno piacevoli rispetto a quando il gatto si riposa) e le persone sono in grado di distinguerli, ma solo se si tratta del proprio gatto; d’altro canto è stato dimostrato che i gatti che vivono con l’uomo possono discriminare il proprio nome da altre parole, il che ha portato a nuovi studi nell’area della cognizione sociale nei gatti.


L’importanza della comunione di obiettivi

Osservando i meccanismi delle interazioni sociali con l’obiettivo di determinare una misura potenziale del successo o della qualità della relazione, sono state esaminate sia la proporzione di “intenti” di interazione che hanno avuto successo – separatamente per il gatto e la persona – sia la proporzione di tutti i tentativi riusciti di interazione dovuti al gatto. Ne è emerso che da un lato più una persona ha avuto successo nell’iniziare le interazioni, più breve era il tempo totale di interazione con il gatto, suggerendo che sia quest’ultimo a determinare la durata dell’interazione. Dall’altro lato si è visto che maggiore è la proporzione di tutte le intenzioni di interazione di successo dovute al gatto, maggiore è il tempo trascorso complessivamente a interagire nella relazione.

Un altro studio ha evidenziato che il partner umano era generalmente più attivo del gatto nella regolazione della distanza, specialmente nel ridurre la distanza tra i due, ma che i singoli periodi di stare vicini l’uno all’altro erano più lunghi quando la relazione veniva iniziata dal gatto. Inoltre è stato riportato un grado più elevato di reciprocità nella regolazione della distanza nelle diadi gatto-umano con adulti rispetto a quelle con bambini e giovani, indicando un migliore “allineamento degli obiettivi”, qualità importante di qualsiasi relazione.

Infine, in un certo numero di coppie gatto-proprietaria è stato analizzato quanto il gatto assecondasse il “desiderio” di interagire (un approccio al partner e/o una vocalizzazione diretta) del padrone (in questo studio erano donne) e viceversa trovando che i due valori, su tutte le coppie osservate, erano positivamente e significativamente correlati. In altre parole, se la donna assecondava i desideri di interazione del gatto, allora il gatto assecondava i desideri della donna in altri momenti; se la donna non soddisfava i desideri del gatto, allora nemmeno il gatto lo faceva con i desideri della donna. 

Differenze relative al genere e all’età 

Utilizzato uno strumento relativamente nuovo – l’algoritmo Theme – per analizzare la struttura delle interazioni uomo-gatto osservate nell’ambiente domestico è stato evidenziato che il sesso e l’età del proprietario hanno avuto effetti significativi sul comportamento diadico, mentre il sesso del gatto non ha avuto alcun effetto. 

Differenze sono state riscontrate tra il comportamento di uomini, donne, ragazzi e ragazze in uno studio sperimentale. I gatti non mostravano alcuna preferenza per il sesso o l’età del partner nel loro comportamento di approccio, ma hanno reagito alle differenze di comportamento tra uomini, donne e bambini. Gli uomini tendevano a rimanere seduti mentre le donne e le ragazze scendevano sul pavimento, all’altezza dei gatti. I bambini, soprattutto i maschi, cercavano di avvicinarsi subito ai gatti i quali, di solito, reagivano negativamente scappando da loro, nonostante fossero tutti ben socializzati. Le donne e le ragazze parlavano più spesso con i gatti e questi vocalizzavano più spesso con loro che con gli uomini oi ragazzi.

Si è anche visto che gli adulti più giovani interagivano significativamente più spesso con i loro gatti, ma quando le persone anziane interagivano, lo facevano per molto più tempo (presumibilmente gli anziani hanno aspettato che il gatto venisse da loro per interagire, ma questo non è stato analizzato). I proprietari più giovani hanno anche interagito più spesso a distanza e hanno parlato più spesso con il gatto rispetto agli anziani.

Tutti questi risultati hanno consentito di formulare, con maggior cognizione, raccomandazioni utili sia a psicoterapeuti e pedagoghi che lavorano con i gatti per aiutare le persone, sia nella stesura di testi e nei corsi di intervento assistito dagli animali, nonché al pubblico in generale per promuovere relazioni armoniose con il proprio gatto.

Effetti della razza e dell’età del gatto 

Sorprendentemente, dato il gran numero di libri popolari sulle razze di gatti, ci sono stati relativamente pochi studi sulle differenze di razza nel comportamento o nell’approccio alle persone. l’unico studio etologico che ha confrontato due gatti di razza, persiano e siamese, e gatti senza pedigree ha trovato poche differenze tra le due razze.

Due studi più recenti, che hanno fornito dati del tutto preliminari, ma promettenti per lavori futuri, utilizzando un noto questionario per generare profili comportamentali standardizzati, hanno trovato caratteristiche comportamentali associate alla razza, al colore del mantello e al tipo di mantello.

Ci sono ancora meno studi sull’effetto dell’età del gatto sulle interazioni con l’uomo. Utilizzando l’algoritmo Theme è stato determinato che più vecchio è il gatto, minore è la complessità del tipo di evento diadico. Questo probabilmente riflette una riduzione con l’età dei livelli di attività e giocosità nei gatti.

Effetti dei gatti sull’umore dei proprietari

Va tenuto in considerazione che non solo la semplice presenza di un gatto in casa, ma anche le interazioni con il gatto migliorano nelle persone gli stati d’animo negativi (ad esempio ansia, depressione e introversione). Il proprietario depresso avvia meno interazioni con il gatto, ma quando il gatto si avvicina ne accetta l’intento di interagire, il che influenza l’umore dell’essere umano. Il gatto cambia anche il suo comportamento in risposta alla depressione quando è vicino alla persona (ma non quando è lontano), vocalizzando più frequentemente e sfregando più spesso la testa e il fianco su quella persona. 

L’autore conclude che, sebbene si sia scoperto molto sui meccanismi delle interazioni sociali tra i gatti e i loro proprietari, resta ancora parecchio da conoscere, specie quando i ricercatori applicano nuove tecniche, ad esempio l’analisi fonetica delle vocalizzazioni o l’applicazione dell’algoritmo Theme. 

Sono inoltre necessari ulteriori studi osservazionali che confrontino il comportamento di diverse razze di gatti con differenti caratteristiche del mantello per convalidare e completare le valutazioni qualitative dei tratti della personalità fornite dai proprietari.

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