Aggressività nel cane: possibile relazione con bassi livelli ematici di omega-3

Un recente studio pubblicato su Veterinary Research Communications evidenzia un possibile legame tra carenza di omega-3 o aumento del rapporto omega-6/omega-3 e aggressività in Canis familiaris.

Pubblicato il
, diSusanna Trave

Simona Re e colleghi, in uno studio condotto su esemplari di Canis familiaris, e di recente pubblicato su Veterinary Research Communications, hanno voluto verificare – sulla base di quanto già visto nell’uomo e in altri mammiferi – se lo stato degli acidi grassi polinsaturi potesse essere alterato nel plasma di cani patologicamente aggressivi.

Il comportamento aggressivo è, purtroppo, un problema comportamentale comune nei cani e si ritiene che sia influenzato da una serie di fattori sia genetici sia ambientali. L’importanza relativa dei fattori biologici, tuttavia, rimane scarsamente compresa.

Nell’uomo, alterazioni degli acidi grassi polinsaturi omega-3 plasmatici e un elevato rapporto tra omega-6 ed omega-3 sono stati correlati con alterazioni comportamentali, inclusa l’aggressività. Finora, tuttavia, la relazione tra mutamenti negli acidi grassi polinsaturi plasmatici e aggressività non era mai stata indagata nel cane. 

Legame tra aggressività e anomalie nel metabolismo lipidico

Anomalie nel metabolismo dei lipidi nell’uomo sono state messe in relazione con una varietà di disturbi comportamentali, inclusa l’aggressività patologica e l’ansia. Risultati simili sono stati raggiunti in studi sperimentali su roditori e altri mammiferi, che mostrano un profilo lipidico alterato in associazione con iperattività, aggressività e impulsività. La relazione tra lo stato lipidico nel sangue e il comportamento è probabile che sia mediata dall’attività serotoninergica centrale che, in precedenza, è stato dimostrato essere ridotta negli animali alimentati con una dieta a basso contenuto di colesterolo rispetto a quelli che consumano una dieta ricca di grassi e colesterolo.

Ci sono prove per un ruolo del metabolismo dei lipidi anche nell’aggressività canina: recentemente è stata segnalata ipocolesterolemia nei cani aggressivi. Finora, tuttavia, la relazione con il profilo degli acidi grassi polinsaturi non è stata studiata nel Canis familiaris patologicamente aggressivo. Per tali ragioni Simona Re e colleghi hanno ritenuto giustificato avviare uno studio, poi pubblicato su Veterinary Research Communications, sullo stato degli acidi grassi nei cani normali e aggressivi; la comprensione del possibile ruolo di una alterazione dei lipidi ematici nel cane potrebbe consentire lo sviluppo di nuove strategie farmacologiche mirate.

Il progetto FIDO (Fear and aggressiveness In DOgs)

Gli Autori, nell’ambito del loro progetto “FIDO” volto a indagare le basi biologiche della paura e dell’aggressività canina, hanno arruolato 18 cani da pastore tedesco maschi adulti, di età compresa tra 4,9 ± 0,9 anni, che non mostravano segni clinici di alcuna alterazione se non l’aggressività (tutti i diciotto cani avevano una storia di incidenti aggressivi e attacchi senza preavviso, quali morsi verso gli umani) e, come controlli, altrettanti cani maschi sani, di età simile (4,8 ± 0,7 anni), con storia negativa di disturbi comportamentali e neurologici. Tutti i cani erano di proprietà privata.

La diagnosi di aggressività correlata alla dominanza è stata confermata da un veterinario comportamentista esperto, ignaro dello stato degli acidi grassi polinsaturi dei cani. Il comportamento predatorio in tutti i cani partecipanti è stato escluso. Nessuno dei cani partecipanti aveva ricevuto integratori di acidi grassi polinsaturi, trattamenti con psicofarmaci o soffriva di malattie metaboliche.

Prima della raccolta del campione ematico, tutti i cani sono stati nutriti con la loro dieta abituale (alimenti commerciali per animali domestici). La composizione plasmatica di acidi grassi polinsaturi, al basale, è stata determinata a digiuno mediante gascromatografia. Sono stati quantificati acido arachidonico (20:4 n-6), acido eicosapentaenoico (20:5 n-3), acido docosaesaenoico (22:6 n-3) e il rapporto omega-6/omega-3.

Ecco i risultati: 

  • le caratteristiche biochimiche generali dei cani da pastore tedesco, aggressivi e normali, si sono mostrate simili per quanto riguarda glucosio, creatinina, azoto ureico e proteine totali
  • il gruppo di cani aggressivi ha mostrato però concentrazioni significativamente ridotte di colesterolo (t = 3,795, df = 34, p <0,01) e bilirubina (t = 2,623, df = 34, p <0,05) rispetto alle loro controparti con comportamento normale
  • rispetto ai cani di controllo, i cani aggressivi hanno mostrato concentrazioni significativamente inferiori di acido docosaesaenoico (22:6 n-3) (t = 2,017, df = 34, p <0,05) e un rapporto omega-6/omega-3 più elevato (t = 4,076, df = 34, p <0,01)
  • le concentrazioni plasmatiche di acido arachidonico (20:4 n-6) e acido eicosapentaenoico (20:5 n-3) erano simili nei due gruppi di studio

Le basi biologiche dell’aggressività canina meritano ulteriori studi

I risultati di questo studio pilota evidenziano che i cani pastore tedesco con una storia di comportamento aggressivo mostrano una concentrazione di acidi grassi omega-3 significativamente più bassa e un rapporto omega-6/omega-3 significativamente più alto rispetto ai cani non aggressivi, suggerendo un possibile legame tra carenza di omega-3 o aumento del rapporto omega-6/omega-3 e aggressività in Canis familiaris. Di interesse è anche l’osservazione che gli animali aggressivi hanno mostrato concentrazioni ridotte di colesterolo e bilirubina rispetto ai cani di controllo.

Tuttavia, lo studio presenta diverse limitazioni: innanzitutto, l’analisi è circoscritta a un’unica razza canina. Varie razze sono notevolmente diverse nei tratti comportamentali. Inoltre, la dimensione del campione è relativamente piccola e comprende solo cani maschi. Infine, poiché tutti i cani in questo studio sono stati nutriti con la loro dieta abituale, un possibile effetto confondente della dieta sui risultati non può essere completamente escluso.

Dato poi il disegno trasversale dello studio, non è possibile rivendicare alcuna relazione causale tra la presenza di alterazioni nello stato degli acidi grassi e l’aggressività canina. E, visto che lo studio non è stato progettato in modo prospettico per valutare l’effetto della supplementazione di omega-3 sul comportamento canino, se la riduzione dell’aggressività del cane possa essere ottenuta attraverso una maggiore assunzione di acidi grassi omega-3 merita quindi ulteriori indagini.

Reference

Re S, Zanoletti M, Emanuele E. Aggressive dogs are characterized by low omega-3 polyunsaturated fatty acid status. Vet Res Commun (2008) 32:225–230  [DOI 10.1007/s11259-007-9021-y]

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