Uno studio pubblicato su Veterinary Sciences evidenzia il potenziale dell’acido eicosapentaenoico (EPA) nel preservare l’integrità della barriera intestinale del cane, attraverso un’azione antiossidante, antinfiammatoria e di modulazione della senescenza cellulare. I risultati, ottenuti in vitro, suggeriscono nuove prospettive per la nutrizione funzionale veterinaria.
La salute intestinale rappresenta un elemento fondamentale per il benessere del cane, non soltanto per il ruolo dell’intestino nella digestione e nell’assorbimento dei nutrienti, ma anche per la sua funzione di barriera immunitaria nei confronti degli agenti patogeni.
Tra i fattori che possono comprometterne l’integrità, lo stress ossidativo riveste un ruolo importante. L’accumulo eccessivo di specie reattive dell’ossigeno (ROS) può infatti favorire l’infiammazione, accelerare i processi di senescenza cellulare e alterare le giunzioni intercellulari responsabili della permeabilità intestinale.
In questo contesto, gli acidi grassi polinsaturi omega-3 suscitano crescente interesse per le loro proprietà biologiche. Tuttavia, non è ancora del tutto chiarito se i due principali rappresentanti di questa famiglia, l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA), esercitino effetti sovrapponibili a livello dell’epitelio intestinale canino.
A indagare questo aspetto è uno studio coordinato da Xiaoyue Yuan e colleghi della Yangzhou University, in Cina, pubblicato nel luglio 2026 sulla rivista Veterinary Sciences.
EPA e DHA a confronto: gli effetti sulle cellule intestinali canine
I ricercatori hanno utilizzato un modello in vitro costituito da cellule epiteliali ileali canine (cIECs), sottoposte a stress ossidativo mediante esposizione a perossido di idrogeno (H₂O₂).
Le cellule sono state pretrattate per 24 ore con concentrazioni crescenti di EPA o DHA, comprese tra 2,5 e 10 µM, prima dell’esposizione all’agente ossidante per ulteriori sei ore.
L’obiettivo era confrontare la capacità dei due acidi grassi di preservare la vitalità cellulare e identificare i meccanismi molecolari coinvolti nell’eventuale azione protettiva.
I risultati hanno evidenziato una differenza significativa tra EPA e DHA.
Il pretrattamento con EPA ha migliorato la sopravvivenza delle cellule sottoposte a stress ossidativo, con un effetto particolarmente evidente alla concentrazione di 5 µM, risultata la più efficace tra quelle testate. L’azione citoprotettiva è stata osservata anche utilizzando concentrazioni più elevate di perossido di idrogeno.
Al contrario, il DHA non ha prodotto miglioramenti statisticamente significativi della vitalità cellulare, indipendentemente dalla concentrazione utilizzata.
Questa differenza suggerisce che i due acidi grassi omega-3 possano esercitare funzioni biologiche distinte a livello dell’epitelio intestinale del cane, almeno nelle condizioni sperimentali considerate.
Un’azione antiossidante che preserva la vitalità cellulare
Per approfondire i meccanismi responsabili dell’effetto protettivo dell’EPA, i ricercatori hanno analizzato diversi indicatori biochimici dello stress ossidativo.
L’esposizione al perossido di idrogeno ha determinato un aumento della malondialdeide (MDA), un indicatore della perossidazione lipidica, accompagnato da una riduzione dell’attività di tre importanti enzimi antiossidanti:
- Superossido dismutasi (SOD)
- Catalasi (CAT)
- Glutatione perossidasi (GSH-Px)
Il pretrattamento con EPA ha contrastato queste alterazioni, riducendo l’accumulo di MDA e favorendo il recupero dell’attività enzimatica antiossidante.
I risultati indicano quindi che l’EPA potrebbe contribuire a preservare l’omeostasi redox delle cellule intestinali, limitando il danno ossidativo a carico delle membrane e delle strutture cellulari.
Riduzione dell’infiammazione: coinvolte le vie TNF-α e IFN-γ
Un secondo aspetto dello studio riguarda la capacità dell’EPA di modulare la risposta infiammatoria indotta dallo stress ossidativo.
Attraverso analisi trascrittomiche e di arricchimento funzionale dei geni, gli autori hanno osservato che il trattamento con perossido di idrogeno induceva un’attivazione delle vie di segnalazione associate al fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α), al fattore nucleare NF-κB e all’interferone gamma (IFN-γ).
Si tratta di circuiti molecolari coinvolti nella regolazione delle risposte infiammatorie e immunitarie.
Il pretrattamento con EPA ha attenuato l’attivazione di queste vie, accompagnandosi a una riduzione dell’espressione di numerosi geni proinfiammatori, tra cui NFKB1, STAT1, IRF5 e CCL7.
Questi risultati suggeriscono che l’EPA possa contribuire a interrompere il circolo di amplificazione reciproca tra stress ossidativo e infiammazione, uno dei meccanismi attraverso cui il danno cellulare può compromettere progressivamente l’integrità dell’epitelio intestinale.
EPA e senescenza cellulare: un possibile meccanismo di protezione dell’epitelio
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda gli effetti dell’EPA sulla senescenza cellulare.
Lo stress ossidativo può infatti attivare meccanismi di danno al DNA e alterare la stabilità dei telomeri, favorendo l’ingresso delle cellule in uno stato di arresto del ciclo cellulare associato alla senescenza.
Nel modello sperimentale, l’esposizione al perossido di idrogeno ha aumentato la presenza di cellule positive alla β-galattosidasi associata alla senescenza (SA-β-gal), uno dei marcatori utilizzati per identificare questo fenomeno.
Parallelamente, i ricercatori hanno osservato una riduzione dell’espressione delle proteine TERF1, TERF2 e POT1, componenti del complesso shelterin, coinvolto nella protezione dei telomeri, e un aumento di proteine associate alla risposta al danno del DNA e alla regolazione della senescenza, tra cui p-Chk1, p53, p57 e p73.
Il trattamento con EPA ha attenuato queste alterazioni, favorendo il recupero dell’espressione delle proteine protettive dei telomeri e riducendo quella dei marcatori associati alla senescenza.
È stata inoltre osservata una diminuzione dell’espressione delle citochine proinfiammatorie IL-1β e IL-18, associate al fenotipo infiammatorio delle cellule senescenti.
Questi dati suggeriscono un possibile ruolo dell’EPA nel contrastare i processi di senescenza prematura dell’epitelio intestinale indotti dallo stress ossidativo. Non dimostrano, tuttavia, un effetto antinvecchiamento nell’animale.
Barriera intestinale: recupero delle proteine delle tight junction
Un ulteriore risultato di particolare interesse per la nutrizione veterinaria riguarda l’integrità della barriera epiteliale.
Le tight junction, o giunzioni serrate, sono strutture proteiche che regolano il passaggio paracellulare delle sostanze attraverso l’epitelio intestinale e contribuiscono alla protezione nei confronti di microrganismi e altri agenti presenti nel lume intestinale.
Nello studio, lo stress ossidativo ha determinato una riduzione dell’espressione di tre proteine fondamentali per queste strutture: ZO-1, occludina e JAM-1.
Il pretrattamento con EPA ha favorito il recupero dei livelli di tutte e tre le proteine, suggerendo una possibile azione protettiva sulle strutture che contribuiscono all’integrità della barriera intestinale.
Si tratta di un risultato importante dal punto di vista biologico, anche se occorre precisare che lo studio ha misurato l’espressione delle proteine delle giunzioni serrate, senza valutare direttamente la permeabilità intestinale nell’animale.
Quali implicazioni per la nutrizione veterinaria?
Nel complesso, la ricerca suggerisce che l’EPA possa esercitare un’azione protettiva sull’epitelio intestinale canino attraverso diversi meccanismi complementari: il miglioramento delle difese antiossidanti, la modulazione delle vie infiammatorie, la riduzione dei marcatori di senescenza e il recupero delle proteine coinvolte nell’integrità della barriera intestinale.
La differenza osservata rispetto al DHA evidenzia inoltre l’importanza di considerare separatamente le proprietà biologiche dei singoli acidi grassi omega-3, evitando di attribuire automaticamente a entrambi gli stessi effetti.
Dal punto di vista applicativo, i risultati aprono prospettive per lo sviluppo di strategie nutrizionali mirate al mantenimento della salute intestinale del cane.
È tuttavia fondamentale considerare i limiti della ricerca. Si tratta di uno studio esclusivamente in vitro, condotto su cellule epiteliali canine in condizioni sperimentali controllate. Non sono stati effettuati studi di alimentazione su cani né valutazioni degli effetti dell’integrazione orale di EPA su parametri clinici gastrointestinali.
Inoltre, gli stessi autori riconoscono che non sono stati condotti esperimenti di silenziamento genico o inibizione selettiva delle vie molecolari coinvolte, necessari per stabilire con maggiore precisione i rapporti causali tra i diversi meccanismi osservati.
Le concentrazioni utilizzate nel modello cellulare non possono pertanto essere tradotte direttamente in dosaggi nutrizionali per il cane.
Saranno necessari ulteriori studi in vivo per verificare se gli effetti osservati possano tradursi in benefici clinicamente rilevanti, individuare i dosaggi appropriati e valutare le possibili interazioni con altri nutrienti della dieta.
La ricerca fornisce comunque nuove evidenze sui potenziali effetti dell’EPA a livello intestinale e rafforza l’interesse verso una nutrizione funzionale basata su meccanismi biologici specifici, da validare successivamente nella pratica clinica veterinaria.