Prescrizione di antibiotici negli animali da compagnia: come orientarsi

L'ampio uso degli HPCIA negli animali da compagnia contribuisce a incrementare lo sviluppo e la diffusione dell'antibiotico resistenza rilevante per la salute umana.

Pubblicato il
, diSusanna Trave

Anche l’uso di antibiotici negli animali da compagnia contribuisce al complesso problema della resistenza. 

La loro frequente prescrizione in ambito veterinario potrebbe rappresentare un fattore che concorre all’uso inappropriato di antimicrobici largamente trascurato. 

Gli esseri umani e gli animali da compagnia condividono spazi di vita e alcune classi di antibiotici compresi quelli classificati dall’OMS come antimicrobici di importanza critica ad alta priorità o HPCIA (Highest Priority Critically Important Antimicrobials), circostanze che potrebbero incrementare lo sviluppo e la diffusione dell’antibiotico resistenza rilevante per la salute umana.

Cosa dicono le linee guida

Le linee guida veterinarie raccomandano che gli HPCIA (che includono: cefalosporine di terza e quarta generazione, fluorochinoloni e macrolidi) non siano utilizzati di routine come trattamento di prima scelta, data l’evidenza di trasmissione di microbi resistenti o geni di resistenza da fonti animali all’uomo, ma gli attuali interventi atti a migliorare la gestione di tali farmaci non sembrano del tutto efficaci.

Uno studio di Alice C. Tompson e colleghi, del Department of Global Health and Development della London School of Hygiene and Tropical Medicine, recentemente pubblicato su Preventive Veterinary Medicine fa il punto sulla questione.

Lo studio inglese, il primo a combinare due approcci, epidemiologico e antropologico, ha voluto esaminare l’uso di antimicrobici negli animali da compagnia insieme con la valutazione del contesto organizzativo in cui lavoravano i veterinari, con due principali obiettivi:

  • analizzare dal punto di vista epidemiologico la variazione nella percentuale di prescrizioni di antibiotici comprendenti HPCIA in cani che frequentano cliniche britanniche appartenenti a grandi gruppi veterinari 
  • analizzare come la struttura organizzativa influenza l’uso di antimicrobici, sulla base di intuizioni ottenute dai lavori in campo antropologico. 

Lo scopo è quello di aiutare a progettare interventi di gestione sostenibile in questo contesto.

Lo studio epidemiologico

Basandosi sull’ampio database VetCompassTM, lo studio ha analizzato 468.665 eventi di erogazione di antimicrobici in 240.998 cani, nel periodo da giugno 2012 al giugno 2014, quantificando la variazione della percentuale di eventi comprendenti HPCIA tra le cliniche e tre diversi gruppi veterinari. 

La percentuale di eventi che includono HPCIA è stata calcolata a livelli di cane, clinica e gruppo veterinario con intervalli di confidenza del 95%. La distribuzione della percentuale di eventi HPCIA a livello clinico è stata tracciata graficamente. La composizione degli eventi HPCIA per gruppo veterinario è stata studiata utilizzando percentuali e IC 95%. 

Studio epidemiologico: è stato creato un modello di regressione logistica multilivello per il risultato binario se un evento antimicrobico comprendeva un HPCIA (sì contro no) utilizzando casi completi (eventi antimicrobici con dati completi sul cane – numero di identificazione, età, sesso, razza – identificazione della clinica, regione della clinica, numero di identificazione del gruppo veterinario) nel set di dati. Questo con l’obiettivo di indagare il miglior raggruppamento nell’uso di HPCIA all’interno di cani, cliniche e gruppi veterinari.

La ricerca antropologica

Il lavoro sul campo è stato svolto per nove mesi nel 2019 presso tre cliniche per animali da compagnia nel Regno Unito appartenenti a diversi grandi gruppi veterinari. Sono stati osservati tutti gli aspetti della vita clinica quotidiana comprese consultazioni, procedure chirurgiche, compiti amministrativi e di accoglienza e sono state condotte interviste informali con veterinari, personale di supporto e proprietari per chiarire i problemi che sorgono e descritte relazioni, linguaggio, metafore.

Questi i principali risultati:  

  • Il modello gerarchico principale suggerisce che il costo influenza la scelta dell’antibiotico: le probabilità di una dispensazione comprendente HPCIA relativamente costosi erano più alte nelle razze di peso ridotto in cui sono indicate dosi più basse, e quindi meno costose 
  • Il modello ha anche rivelato che le probabilità di un evento antimicrobico che comprende un HPCIA è aumentato con l’età dei cani. Questo potrebbe essere parzialmente spiegato dalla controindicazione per i fluorochinoloni nei cani giovani o da cambiamenti longitudinali nelle condizioni comuni trattabili con antimicrobici nel corso della vita del cane 
  • l’uso relativo di HPCIA era maggiormente raggruppato rispetto al tipo di cane (0,710, intervallo di confidenza al 95% (0,701 – 0,719) che non all’interno delle cliniche (0,089, intervallo di confidenza al 95% 0,076 -0,104)
  • meno raggruppamento a livello di clinica suggerisce che i veterinari che lavorano nella stessa clinica non condividono automaticamente i metodi di prescrizione di antimicrobici
  • la struttura organizzativa nel settore veterinario degli animali da compagnia è più elastica rispetto a quella rappresentata dal modello statistico
  • è stato considerato improbabile che la specializzazione intra-clinica da parte dei veterinari possa avere contribuito al limitato raggruppamento all’interno della clinica: all’interno di VetCompass la stragrande maggioranza del lavoro è di medicina veterinaria di base con scarso rinvio interno e, come tale, il singolo veterinario è probabile che tratti lo spettro di condizioni che si presentano in clinica

Questo studio rigoroso con metodi misti dimostra i punti di forza del lavoro trasversale su metodiche di indagine tradizionali. Usando approcci sia quantitativi che qualitativi, ha di fatto permesso una più profonda comprensione della struttura organizzativa nella quale un numero crescente di veterinari per animali da compagnia lavora e come questo può influenzare l’uso di antimicrobici. 

Questi risultati aiuteranno a progettare nuovi interventi di gestione sostenibile per questo contesto.

Le raccomandazioni per i nuovi programmi di amministrazione nella pratica veterinaria degli animali da compagnia derivanti da questo studio possono essere così riepilogate:

– in futuro, l’applicazione di un prezzo minimo per gli HPCIA potrebbe scoraggiarne l’uso nelle razze di cani più piccole

-riconoscere che veterinari di animali da compagnia prendono decisioni basate su qualcosa di più dei soli fattori clinici è importante quando si considera come modificare l’approccio all’uso di antimicrobici

– adattare il linguaggio per riflettere il pubblico di destinazione

– affrontare le influenze strutturali che supportano l’uso di antimicrobici (ad esempio la loro accessibilità fisica in clinica)

– fornire strumenti per supportare le discussioni sugli antimicrobici tra veterinari e proprietari 

– rendere le attività di amministrazione accessibili a tutto il personale, compresi coloro che lavorano a tempo parziale

– rafforzare le prove in merito ai risultati clinici quando si aderisce alle linee guida di prescrizione

– incorporare la formazione obbligatoria sulla gestione degli antimicrobici

– incoraggiare l’analisi comparativa fornendo strumenti accessibili 

Conclusioni

Sebbene questo studio abbia il limite che i dati quantitativi risalgono al 2012 al 2014 e non è chiaro in che misura questi modelli di uso degli antibiotici persistano tutt’ora, ha comunque fornito informazioni preziose su questioni contestuali che, fino ad oggi, sono state ampiamente trascurate quando si è cercato di ottimizzare l’uso di antimicrobici negli animali da compagnia. 

Reference

Alice C. Tompson, Clare I.R. Chandler et al.  What drives antimicrobial prescribing for companion animals? A mixed-methods study of UK veterinary clinics. Preventive Veterinary Medicine 183 (2020) 105117

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