Problema tutt’altro che raro sia nel cane sia nel gatto, le manifestazioni orali severe di natura infiammatoria si presentano sotto forma di lesioni del cavo orale, ma spesso possono rivelare un’origine sistemica e, comunque, vanno a interferire pesantemente sulla qualità della vita del pet, in qualche caso anche sulla sua sopravvivenza.
Una diagnosi tempestiva e un approccio appropriato appaiono quindi fondamentali. A sviluppare questo tema critico è una review franco-statunitense pubblicata sulla rivista The Veterinary clinics of North America. Small animal practice, che descrive le acquisizioni più recenti di questa branca della fisiopatologia del cavo orale applicata alla veterinaria.
I contenuti e l’impostazione didattica dei capitoletti
Come viene subito sottolineato dagli autori, nel cane il punto di partenza è rappresentato da un esame obiettivo accurato, con gli approfondimenti classici che si eseguono abitualmente in ambito infiammatorio e cioè: emocromo completo, analisi ematochimiche e delle urine, valutazione tiroidea.
In ambito diagnostico, viene sottolineata l’utilità dell’algoritmo DAMNIT (D = degenerative, developmental, A = Auto-immune, allergic, anatomic, M = metabolic, mechanical, N = nutritional, neoplastic, I = infectious, inflammatory, idiopathic, immune mediated, T = toxic, traumatic), che rappresenta un supporto al primo orientamento differenziale.
Per il cane vengono così passate in rassegna, nell’ordine: la stomatite ulcerosa cronica (Canine Chronic Ulcerative Stomatitis, CCUS), la stomatite eosinofilica, la granulomatosi di Wegener. Notare che ogni trattazione comprende una breve descrizione di carattere fisiopatologico utile anche per la sua individuazione in sede diagnostica, i tratti distintivi in termini di diagnosi differenziale, i riscontri istologici e l’impatto a livello del microbiota una documentata rassegna sulle opzioni terapeutiche che descrive in modo ragionato le ragioni per cui determinati protocolli si rivelano efficaci.
Ogni capitolo si conclude con uno schema riassuntivo sul management che si deve riservare alla forma, dopo la valutazione orale complessiva e il trattamento.
Nel gatto la diagnosi differenziale assume ulteriore valore aggiunto
Nel gatto, le manifestazioni severe di natura infiammatoria a carico della cavità orale risultano particolarmente frequenti e, dato che il carcinoma orale a cellule squamose è il tumore orale più frequente in questa specie, la diagnosi differenziale assume comprensibilmente ulteriore valore aggiunto.
Come viene infatti spiegato nella review, in uno studio retrospettivo condotto nel 2020, in base ai criteri istologici è risultato per esempio che le lesioni infiammatorie riguardavano il 63% dei casi e quelle neoplastiche il 37%.
Nel lavoro franco-statunitense, in ogni caso, l’impostazione della trattazione è la stessa riservata al cane, ma in questo caso vengono affrontate la gengivostomatite cronica felina (Feline Chronic Gingivostomatitis, FSGS) compresa la forma caudale, le lesioni orali eosinofiliche, il granuloma piogeno e le manifestazioni orali delle malattie autoimmuni (pemfigo volgare, pemfigoide bolloso, pemfigoide delle mucose).
Un promemoria utile e una rassegna ragionata sull’approccio
La review pubblicata su The Veterinary clinics of North America. Small animal practice rappresenta insomma un lavoro decisamente interessante da consultare, sia come promemoria aggiornato su forme che presentano una serie di manifestazioni in comune, ma che non sempre sono semplici da individuare e da discriminare una dall’altra, sia perché suggerisce l’approccio terapeutico più efficace secondo le più aggiornate evidenze della letteratura, anche nei casi refrattari al trattamento, che sono quindi più problematici da gestire nella pratica clinica.
Reference
Anderson JG, Hennet P. Management of Severe Oral Inflammatory Conditions in Dogs and Cats. Vet Clin North Am Small Anim Pract. 2022;52(1):159-184. doi:10.1016/j.cvsm.2021.09.008