Emersa meno di una decina di anni fa, la presenza di comunità microbiche nel tratto urinario – il microbioma urinario o urobioma – è stata dimostrata soprattutto grazie a due metodi di valutazione complementari: il sequenziamento del gene 16s rRNA e i protocolli avanzati di coltura delle urine come l’urinocoltura quantitativa ampliata (EQUC). Si tratta di un ambito di ricerca particolarmente interessante e con ricadute cliniche potenzialmente importanti e in costante evoluzione. A fare il punto sul tema e a proporre una panoramica sul significato fisiopatologico della flora batterica che alberga nel tratto urinario è un’analisi statunitense della letteratura pubblicata sulla rivista Nature Reviews Urology.
I risvolti clinici nel sesso femminile
Attualmente la ricerca sta cercando di stabilire le caratteristiche fisiologiche dell’urobioma e i cambiamenti nella sua composizione che si verificano in caso di malattia. Gli autori ricordano che la tecnica di raccolta dei campioni di urina influenza l’interpretazione. Nella donna, per esempio, le prime urine mattutine riflettono l’urobioma vulvovaginale, mentre quelle raccolte tramite cistosomia sovrapubica o catetere transuretrale rappresentano la flora presente a livello vescicale. Nel sesso femminile l’urobioma vescicale presenta una biomassa più contenuta rispetto al microbioma vaginale ed è dominato da poche specie batteriche, più spesso Lactobacillus, Gardnerella e Streptococcus. Di recente, uno studio che ha utilizzato l’urinocoltura da caterere vescicale ha confermato che alcuni tipi di Lactobacillus si associano ai sintomi urinari e che altri taxa batterici possono influenzare ulteriormente la sintomatologia. Un altro studio, che ha coinvolto un gruppo di donne da sottoporre a un intervento uroginecologico, ha messo in evidenza il ruolo di due germi anaerobici Gram-positivi del phylum Actinobacteria – Atopobium vaginae e Finegoldia magna – che favorirebbero l’instaurarsi di vescica iperattiva. Non è chiaro se tutti i ceppi di A. vaginae sono in grado di alimentare il problema, ma il dato suggerisce che la valutazione preoperatoria dell’urobioma consente di ridurre la comparsa di sintomi urinari dopo l’intervento.
I risvolti clinici nel sesso maschile
Nel maschio, la valutazione di un gruppo di pazienti da sottoporre a intervento chirurgico per ipertrofia prostatica benigna ha fatto emergere che la composizione dell’urobioma delle prime urine mattutine è molto diverso da quello delle urine raccolte tramite catetere uretrale, e che nei casi che presentano sintomi più severi si rileva una quantità più elevata di batteri. In ogni caso, il ricorso al catetere sembra rappresentare il metodo di valutazione più appropriato.
Alcuni studi hanno anche approfondito l’eventuale legame tra l’assetto dell’urobioma e i tumori del tratto urinario. Nei pazienti con cancro della vescica è stato per esempio notata una presenza più significativa di batteri del genere Streptococcus, mentre un altro studio ha messo in evidenza un aumento soprattutto del genere Fusobacterium, che è già stato associato alla comparsa di tumori colorettali. Sembra quindi accertato che la composizione del microbiota urinario cambi in presenza di un tumore della vescica, ma le modalità di questo cambiamento restano ancora da accertare.
Lacune da colmare e futuro della ricerca
Come viene sottolineato nell’analisi pubblicata su Nature Reviews Urology, il campo degli studi sull’urobioma ha fatto registrare diversi progressi, ma resta ancora molto lavoro da fare. Perché i risultati degli studi siano davvero confrontabili è per esempio importante trovare un consenso universalmente condiviso sulla terminologia, i metodi di raccolta e le tecniche di conservazione dei campioni, gli approcci analitici. Inoltre, gli attuali database pubblici disponibili, come per esempio GenBank, non contengono i genomi specifici per lo studio del microbioma urinario e anche questa lacuna va colmata. In ogni caso, gli autori sono ottimisti e dichiarano che nei prossimi anni verranno registrati progressi notevoli in questo campo, con miglioramenti determinanti nell’approccio a una serie di disturbi del tratto urinario.
Reference
Fonte:Wolfe AJ, Brubaker L. Urobiome updates: advances in urinary microbiome research. Nat Rev Urol. 2019;16(2):73-74. doi:10.1038/s41585-018-0127-5