La diarrea cronica nei cani: il percorso diagnostico-terapeutico
La diagnosi di diarrea cronica è posta attraverso metodologie standard quali l’emocromo, l’analisi del profilo biochimico del siero, le analisi delle urine, gli esami fecali, la valutazione della funzionalità e dell’infiammazione pancreatica ed i saggi endocrini. A tali procedure, si aggiunge l’impiego di tecniche di imaging (es. la radiografia addominale), l’endoscopia gastrointestinale, e l’esame bioptico della mucosa intestinale. Spesso, prima di sottoporre il paziente agli esami diagnostici più invasivi, si ricorre alla somministrazione di trattamenti empirici, in quanto rappresentano strategie potenzialmente utili ai fini della gestione dell’enteropatia cronica canina. Tali trattamenti prevedono la somministrazione di regimi alimentari terapeutici, l’utilizzo di antiparassitari ed anche antimicrobici (AB) come il metronidazolo o la tilosina.
La diarrea antibiotico-responsiva, è inclusa tra le forme di enteropatia cronica canina, ed è correlata alla disbiosi del microbiota intestinale. La diarrea antimicrobica-responsiva può essere efficacemente trattata con la somministrazione di AB; la diagnosi, infatti, è basata sulla risposta positiva questi farmaci, in combinazione con i risultati della diagnosi differenziale. Al contrario, gli esami istologici, solitamente, non danno evidenze significative in termini di infiammazioni infiltranti o altre anomalie tissutali severe.
L’impatto dell’utilizzo degli antimicrobici sul microbiota intestinale
Come evidenziato da un recente lavoro pubblicato su The Journal of Small Animal Practice, nonostante la somministrazione di AB sia un trattamento empirico comunemente prescritto nei cani con diarrea cronica, questo può portare ad un abuso nell’utilizzo di queste molecole. L’uso indiscriminato di farmaci antibatterici comporta rischi sia per il singolo paziente, come disbiosi e/o peggioramento dei sintomi gastrointestinali, sia per la comunità umana. Tra i fattori di maggiore preoccupazione vi è l’antibioticoresistenza, un fenomeno che attualmente costituisce un’emergenza sanitaria a livello globale. Il microbiota intestinale umano, vulnerabile alla somministrazione di AB, è considerato come un serbatoio dinamico di resistenza antimicrobica, anche indicato come “resistoma intestinale”. Per quando concerne gli esemplari canini, questi sono considerati dei possibili ospiti di ceppi antibioticoresistenti potenzialmente dannosi per l’uomo; ciò è supportato da studi che hanno identificato, in cani con disturbi gastrointestinali, ribotipi epidemici multi-resistenti appartenenti a Clostridioides difficile. Gli Autori riportano che è noto, in letteratura, come la somministrazione di molecole antimicrobiche causa delle modifiche composizionali nel microbiota intestinale, che potrebbero anche risultare permanenti. Inoltre, i pathways metabolici, attraverso cui gli AB possono alterare l’omeostasi intestinale, devono ancora essere indagati completamente.
L’interesse crescente verso alternative terapeutiche per modulare il microbioma intestinale, quali prebiotici, probiotici, simbiotici e il trapianto fecale, ha prodotto evidenze significative nell’uomo, mentre le informazioni relative ai cani sono ancora limitate. È ragionevole ipotizzare che la disbiosi causata da un uso improprio di antibiotici debba essere evitata anche in questi animali. Attualmente, la carenza di dati non consente di stabilire un trattamento standard per cani con diarrea causata da infezioni batteriche. Tuttavia, alcuni studi suggeriscono che l’uso di antibiotici potrebbe non essere l’opzione più appropriata in tali casi, spostando l’attenzione della ricerca verso alternative per modulare e ripristinare il microbiota intestinale nei cani affetti da diarrea.
L’algoritmo diagnostico per un uso corretto degli AB nei cani con diarrea acuta
Al fine di contribuire al delineamento di un approccio terapeutico corretto, gli Autori riportano un algoritmo diagnostico per i cani con diarrea, costruito sulla base della loro esperienza clinica e sulle evidenze riportate in letteratura. In questo contesto, suggeriscono l’uso degli antibatterici solo dopo la valutazione istopatologica delle biopsie gastrointestinali, o per quei casi in cui l’endoscopia non possa essere attuata, nonché dopo l’insuccesso di altri tentativi terapeutici, come dieta, preprobiotici o farmaci antinfiammatori. Gli AB dovrebbero essere riservati per quei pazienti canini con diarrea cronica che presentano segni di vera infezione primaria (cioè segni di di risposta infiammatoria sistemica o presenza di batteri aderenti invasivi) che giustificano l’uso di farmaci antibatterici.
Gli Autori concludono che delineare un corretto approccio terapeutico risulta essenziale; infine, gli AB dovrebbero essere impiegati esclusivamente per determinate patologie, in accordo ad accurati ed appropriati profili di antibioticoresistenza, ed evitare l’uso empirico di antimicrobici ad ampio spettro come l’amoxicillina/acido clavulanico o i fluorochinoloni.
Reference
Cerquetella M, Rossi G, Suchodolski JS, Schmitz SS, Allenspach K, Rodríguez-Franco F, Furlanello T, Gavazza A, Marchegiani A, Unterer S, Burgener IA, Pengo G, Jergens AE. Proposal for rational antibacterial use in the diagnosis and treatment of dogs with chronic diarrhoea. J Small Anim Pract. 2020 Apr;61(4):211-215. doi: 10.1111/jsap.13122. Epub 2020 Feb 17.